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EDITORIALE LILAC 03/2013

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Oltre 28 anni dedicati alla fotografia, dai primi scatti al circuito di Monza, bigiando la scuola e cercando di unire la grande passione tra la fotografia e i motori.
Dalla prima foto apparsa sulla Gazzetta dello Sport a 17 anni, dopo aver “rubato” lo scatto a Luca Cadalora che provava la moto di Eddie Lawson.
La fotografia è fatta prima di tutto di passione: che sia per la macchina fotografica o per il soggetto che vogliamo “rappresentare”.
Ogni volta che vogliamo fare una fotografia dobiamo riuscire a trasmettere la passione che ci ha portato a fare quallo scatto… Spesso poi fare “click” diventa un mestiere e in quel caso a volte non ci mettiamo l’anima e questo è un errore.
Dobbiamo sempre cercare di andare oltre, di cercare l’anima di ciò che fotografiamo, che sia una persona o una cosa, che sia una pianta o un oggetto inanimato. Di quest’ultimo dobbiamo capire chi l’ha creato e perché e carpire cosa ci voleva trasmettere.
Per me la fotografia sportiva (e non solo) è questo: comprendere qual’è il gesto migliore dell’atleta, che sia in moto o che stia compiendo un salto o chesia  una ballerina che sta facendo un’evoluzione particolare.
Stare con loro, entrare nel loro corpo e nel loro spirito e capire qual’è il momento di massima estensione, di massimo sforzo, di assenza di gravità…
In un salto, in una evoluzione, in un cambio di traiettoria c’è sempre un momento “morto” e bisogna capire quand’è e quando si sta per avvicinare, in modo che in quell’istante (anzi una frazione prima) si possa schiacciare il tastino sulla macchina e cogliere l’attimo perfetto; un attimo che esiste solo una volta e che non tornerà mai più…
La fotografia per me è questo e quando non faccio così mi arrabbio con me stesso perchè sono coscente che sto facendo solo … CLICK.

Riccardo Tagliabue, “the flash”