Style

EDITORIALE LILAC 02/2013

By  | 

Abbiamo appena finito di realizzare il primo numero di “Lilac” e siamo già al secondo. Cercando la foto da mettere in questa pagina ho trovato un ricordo legato ad un servizio fotografico fatto sulle Alpi a Madonna di Campiglio.
Stare nell’acqua fredda per tanto tempo per cercare lo scatto giusto, con la 6×7, facendo prima i polaroid, poi cambiando i magazzini e scattando senza sapere esattamente quale sarebbe stato il risultato.
E si perché le foto (o meglio le “diapo”) si potevano vedere solo dopo diversi giorni, una volta ritornati a casa e portate allo sviluppo. Solo dopo si poteva avere la certezza che il risultato del lavoro era soddisfacente.
Oggi è tutto diverso con il digitale… L’odore dei polaroid, il piacere di scegliere le diapositive sul tavolo luminoso con il lentino l’abbiamo perso a fronte di una velocità maggiore di scatto e soprattutto di resa del materiale al cliente…
Devo dire che un po’ mi manca e qualche volta la voglia di ritirare fuori la “vecchia” attrezzatura c’è, ma poi la pigrizia ti porta a lasciarla nella cassaforte.
Forse per uno dei prossimi numeri di “Lilac” faremo uno speciale un po’ retrò e vedremo cosa salta fuori.
Una cosa è certa, con il digitale abbiamo un po’ perso qualla forma “romantica” della fotografia, quella signorilità e quel rispetto che le vecchie macchine a pellicola ti incutevano.
Prima di andarla a prendere dovevi portarle i rullini giusti (come un mazzo di fiori del colore giusto che può piacere alla “signora” con cui stai per uscire), dedicarle tempo prima di poter fare il “primo scatto”, preparare bene tutto, perché se sbagliavi non c’era photoshop che ti aiutava e poi, dopo aver fatto lo scatto, non dovevi semplicemente scaricare un file, ma portare tutto alla “nurseray” per lo sviluppo e attendere qualche ora se non giorni prima di sapere se era tutto ok…
Beh era tutta un’altra storia, ma si va sempre più avanti e così pensiamo già al terzo numero.