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EDITORIALE 34/16

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Lilac cresce nei numeri e soprattutto nell’interesse da parte dei lettori.
Un successo non solo della redazione, ma della fotografia in generale che dimostra di essere molto viva e attiva nel nostro paese.
Tanti, anzi tantissimi, sono i fotografi che ci scrivono, che vogliono sapere e chiedono.
Noi diamo sempre il massimo e crediamo nel progetto che ormai si avvicina al terzo anno di pubblicazione con centianai di migliaia di visitatori che sono ‘passati’ sulle nostre pagine.
Da questo numero abbiamo cambiato qualche cosa graficamente, senza stravolgere il progetto iniziale.
Non è facile stare al passo col tempo, trovare sempre nuovo spunti, ma è grazie ai numerosi fotografi che abbiamo avuto il piacere di ospitare sulle nostre pagine e alle tantissime modelle che si sono prestate per questo progetto editoriale che tutto va avanti nel migliore dei modi.
La fotografia è in fermento, come molte attività professionali, dopo anni di adattamento nel passaggio dalle pellicole al digitale forse abbiamo torvato tutti un po’ di pace, ma la tecnologia corre e nei prossimi anni veedremo a cosa ci dovremo abituare.
Sono sempre certo che l’elettronica ci aiuta in tanti casi, ma spesso ci rende troppo ‘veloci’ e perdiamo un po’ la ‘poesia’ e la voglia di soffermarci…
Spesso vedo colleghi che scattano, scattano e scattano e tra una foto e l’altra guardano i monitor perdendosi spesso alcuni momenti e magari il click giusto.
Ma questo fa parte del gioco e dobbiamo solo abituarci.
Tornare indietro è impossible… andare avanti certo!
Adesso siamo alle prese con i telefonini di nuova generazione presentati come delle macchine fotografiche performanti… gente che lavora per i social network che non ha idea di cosa vuol dire qualità… e anzi quando la incontra la scambia per ‘non buona’…
Ci stiamo adagiando, ci stiamo asuefando alla tecnologia digitale, alla velocità di pubblicazione e le nuove generazioni non sono abituate alla qualità: parlare di profondità di campo sembra arabo.